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Inferno Fabraterno – Dalla Curva

INFERNO FABRATERNO – DALLA CURVA

 Tatoo Curva Nord30/04/16, Monte San Giovanni Campano – La Tosse delle Pulci L’inaspettato epilogo della Stagione, per quanto ai fabraterni possa importare di un passo falso del tutto inutile all’economia del campionato, vede il Ceccano soccombere sul campo dell’Atletico Chiaiamari: nonostante la vetta del girone già conquistata, la “Celenza” si concede un’ultima scampagnata a Est, in quello che fu il “distretto industriale” di Monte San Giovanni Campano. I rossoblu sono impegnati nella sfida contro quella che i tabloid quotavano come la più pericolosa delle contendenti al titolo di campione, e che era era stata puntualmente travolta tra le mura invalicabili del “Popolla”. Nella giornata di domenica il risultato dà ragione ai bianco-azzurri, celebrati da un pubblico in visibilio di onnipresenti ultras che nel corso del match sfoggeranno tutto il proprio spirito di appartenenza, nonché il proprio attaccamento ai colori…del Frosinone. Resta da chiarire se a Ceccano sia pervenuta una partita di GPS malfunzionanti o se i locali siano prossimi a darsi autonomia con un referendum (non è riuscito alla Scozia, figuratevi al Chiaiamari), fatto sta che in nessun modo il complesso residenziale che sorge nella periferia di Monte San Giovanni Campano può essere assimilabile alla città canarina distante oltre trenta chilometri. Lo sparuto seguito di fabraterni non può che soccombere, dunque, di fronte alla caparbietà della tifoseria locale, alla cui magnificenza coreografica risponde con una misera sciarpata accompagnata dai cori alzati ininterrottamente oltre i novanta minuti di gioco, dai “marchi di fabbrica” comunemente scanditi, alle dimostrazioni d’affetto nei confronti dei rivali (che lasciano i coloni monticiani profondamente contrariati), passando per un repertorio che unisce stornelli da bar alla discografia di Vasco Rossi. Il triplice fischio è il preludio ai festeggiamenti della squadra locale, che conferma il secondo posto del girone, alla faccia dei buontemponi occasionali che all’altra estremità del campo festeggiano a loro volta il secondo posto evitato. La Curva Nord può, quindi, incamminarsi sulla via di casa, salvo incontrare l’intralcio creato da alcuni sostenitori locali che all’altezza della piazza centrale congestionano il traffico per uno scambio di vedute sul perché fare l’ultras non sia un gioco né un passatempo, perché capita, talvolta, che anche una pulce senta il bisogno di richiamare su di sé l’attenzione con un colpo di tosse.

Mister Maliziola a fine garaP.S. Con i dovuti ringraziamenti a Mister Maliziola e ai suoi ragazzi, la Nord invita i ceccanesi ad accorrere in massa al Popolla in occasione della Finale di Coppa Lazio contro il Città di Sonnino. Mai domi, mai fermi!

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Inferno Fabraterno


Ceccano Tifa Ceccano24/04/16, Ceccano – Ceccano Tifa Ceccano
 È giunto il momento di dare l’arrivederci al “Popolla”, e i fabraterni lo fanno in grande stile: nonostante il nubifragio che sembra pronto ad abbattersi sulla Città, l’arena comunale è gremita come da tempo non accadeva, registrando la storica presenza di tre ultras del Borussia Dortmund venuti a conoscenza dell’impresa della Nord attraverso il web, e volati in Italia per aggregarsi ai festeggiamenti di un addio ai bassifondi che sa di punto di partenza più che di arrivo. La “Celenza” apre col botto – letteralmente – illuminando le tinte grigie del cielo pomeridiano con giochi pirotecnici e fumogenate, cornice ideale per il copricurva spiegato sui gradoni della Nord sotto al quale gli Ultras si compattano nel corso dei primi minuti del match. Ai piedi del settore troneggia il motto che ha reso possibile tutto questo, la verità per quale i più fedeli alla terra natia hanno affrontato mille peripezie e ostacoli: CECCANO TIFA CECCANO; e alle sue spalle, una sciarpata vecchia scuola fornisce un colpo d occhio meraviglioso impreziosito dallo skyline del centro cittadino. Lo spettacolo è, tra l altro, ammirato dai bambini che la società affianca ai giocatori per manifestare la propria vicinanza alla Onlus “Sara, un Angelo con la Bandana” con la quale è in atto una collaborazione che coinvolge anche la tifoseria, a dissolvere la nocività sociale del movimento ultras che i mass media sostengono a spada tratta. Una pioggia di gol si abbatte sugli ospiti arpinati seguita puntualmente da quella che cade scrosciante sullo stadio, a cui i supporters reagiscono prontamente improvvisando un riparo sotto il provvidenziale copricurva. Poi la pioggia passa, forse trascinando via con sé tutte le intemperie attraversate dal popolo rossoblu dalla scorsa estate a oggi, e lascia posto a uno spiraglio di luce che per quanto immerso nella spessa coltre che ottenebra ancora il cielo, sembra preannunciare un giorno migliore in cui la Curva Nord non ha mai smesso di sperare. E così, tra un improvvisato manipolo di “dissidenti” appollaiato in curva Sud, nei confronti del quale parte una goliardica sequela di provocazioni, i saluti all’estremo difensore avversario, che con i fabraterni condivide il profondo sentimento di avversità nei confronti di una grande rivale, e lo stupore degli ospiti teutonici entusiasmati dalla follia dei loro nuovi amici, il novantesimo non tarda a scoccare. Il comunale spalanca le sue porte all’invasione di campo con la quale, tra maglie lanciate in aria, abbracci, foto ricordo e spumante, si dà il via ai festeggiamenti veri e propri. Dagli spalti si incolonna una fila di automobili che, nel giro di pochi minuti, paralizza le principali arterie di traffico cittadine, coinvolgendo giocatori, tifosi, e dirigenti, che scuotono le vie del centro storico a colpi di clacson celebrando il primato con l’attraversamento di tutti i luoghi simbolo dell’antica bellezza fabraterna fin sotto gli occhi vegliardi dei militi a custodia della Piazza. Alla carovana non resta, quindi, che spostarsi tra gli applausi di tutta cittadinanza verso il Bar Jackpot, dove con gli ultimi brindisi il Ceccano 1920 saluta la Terza categoria gettando le basi per la rinascita di un mito vecchio quasi un secolo. Ceccano tifa Ceccano!

P.S. Con la speranza che l’impegno preso dalle istituzioni nei confronti della rimessa a nuovo del Popolla, la Curva Nord “Domenico Celenza” ringrazia la cittadinanza di Ceccano per il supporto e la vicinanza dimostrati nel corso della stagione, fiduciosa che questa splendida collaborazione sia destinata a durare.

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Castelliri-Ceccano17/04/16, Castelliri – Nottingham Boys Ospitare la tifoseria del Ceccano è spesso simile a ritrovarsi una mandria di caotici imbucati alla porta poco prima di mettersi a tavola: a Castelliri questo lo ricordano bene, gli appassionati di tiro con l’arco per primi (chi c’era sa). E da quella massiccia invasione di tanti anni fa nulla sembra essere mutato, tanto che la piccola tribuna del “San Lorenzo” si tinge quasi interamente di rossoblu tra pezze, drappi e bandiere. Gli Ultras fabraterni scuotono le valli circostanti sostenendo la squadra fin oltre la durata del match, con ben altra irruenza rispetto a quella adoperata nell’ultima visita a sorpresa in occasione del rinvio della gara di Arpino. Il caldo si fa sentire, buona parte della Celenza rinuncia alla maglia per godersi la giornata primaverile, la birra è l’immancabile nota di freschezza nella goliardia sinfonica che mostra una tifoseria ben diversa da quella scesa in campo in avvio di stagione. Sulle note di uno degli ormai cavalli di battaglia della Curva, la tifoseria racconta dei “Sacrifici e Chilometri” che da Sant’Andrea a Sora hanno tracciato il cammino di redenzione del rinato calcio ceccanese, nonostante tutte le avversità incontrate fuori e dentro le mura di casa, “frasi a effetto” e bandiere canarine (per citarne alcune). Qualcuno tra gli alzacori giura di aver percepito il rimbalzo delle voci sulle pareti delle alture vicine fino ad abbattersi sul terreno di gioco: il Ceccano è sempre più capolista, sul rettangolo e fuori. Della trasferta di Castelliri, dunque, si parlerà ancora per molto, un esempio lampante di mentalità è stato consegnato agli almanacchi del movimento ultras ciociaro, che si arricchisce così di un’altra leggendaria scorribanda fabraterna nella piccola Sherwood della contea.

N.B. La Curva Nord Domenico Celenza invita tutta la cittadinanza di Ceccano al Popolla in occasione dell’ultimo match casalingo della stagione. Venite numerosi, non ve ne pentirete! Per tifare il Ceccano e per Sostenere la Causa di “Sara, un Angelo con la Bandana” (articolo)!

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Ceccano-Sterparo10/04/16, Ceccano – Mangia-Polvere L’atto finale è iniziato, e il Ceccano è sempre più determinato a prendersi un palcoscenico mai messo in dubbio. Il centro della scena è sempre più nido degli aquilotti fabraterni, che in occasione del penultimo match tra le mura di casa (contro lo Sterparo) staccano di sei lunghezze i tallonatori di Chiaiamari. Lo avevano già annunciato al Quartiere in settimana, lo ribadiscono tra le mura del Comunale: i Rossoblu stanno arrivando, e nessuno potrà reggerne l’urto. In molti, anche nel refugium peccatorum a cui il fallimento ha condannato il calcio ceccanese, hanno provato a metterne in discussione la superiorità, cedendo puntualmente sotto le insegne della contea. Al fischio d’inizio la “Celenza” è in contestazione silenziosa, compatta dietro gli striscioni che riportano i nomi dei settori del Dante Popolla “dimenticati” dagli addetti ai lavori, sullo sfondo di uno scempio perpetrato ai danni di tutta la Città. L’aria incandescente che si respira nel corso del quarto d’ora di protesta muta in incendio nell’istante esatto in cui la Curva impugna le armi e torna a spingere la squadra verso la vetta. La fumogenata è d’obbligo, la ramata torna ad essere dimora degli alzacori oltre che delle pezze, e l’inno degli Inferno Fabraterno costituisce una novità apprezzata anche da alcuni giocatori, finché la goliardia tira in ballo vizi e debolezze dei ceccanesi che si rivolgono poi alle storiche rivali disseminate in tutto il Lazio. Una bella festa, insomma, quella scatenata dalla Nord che saluta la vetta sempre più solitaria abbracciando la squadra con la quale salta dopo il fischio finale. Il Ceccano è capolista solitario su una landa fatta di nemici atterrati da settembre a oggi: l’attaccamento ai colori non ha lasciato scampo a nessuno, condannando chiunque tentasse di mettersi al pari a mangiarne la polvere.

N.B. La CN rinnova agli addetti ai lavori l’invito a rendere dignità all’intero Stadio Comunale nell’interesse di tutto il popolo fabraterno.

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02/04/16, Sora – Ospiti Indesiderati FotoUltrasaSoraAncora una volta i fabraterni si imbucano alla festa da indesiderati, ma  non come a Castelliri, perché stavolta a disdegnare la compagnia degli Ultras è un decreto dei piani alti finalizzato a tenere in poltrona i ceccanesi. Come volevasi dimostrare, l’audace impresa degli scribacchini non è andata a buon fine, e gli scaltri legislatori che avevano vietato ai rossoblu l’ingresso al “Trecce” di Sora, si ritrovano a fare i conti con una comitiva di oltre venti tifosi a picchiare alla porta. Premesso questo, e rinnovando i più vivi complimenti a chi elabora strategie tanto complesse per nulla, la Curva “Celenza” conferma la propria attitudine alla trasferta arrampicandosi alla cancellata del campo praticamente preso d’assedio pur di sostenere i propri beniamini impegnati nell’opera di demolizione ai danni della Vis Sora. Gli sguardi dei curiosi locali presenti a bordo campo gravitano per la durata di quasi tutto il match più sugli “spalti” improvvisati oltre la siepe che sul green, catturati dalla goliardia sovrana dei dintorni dell’impianto, laddove pezze e striscioni affissi (nonché le bandiere che affiorano dai muri di cinta) ricordano che lì dietro è accalcata un’intera curva. La Nord, che sfoggia per l’occasione bandiere di nuova fattura, opera in termini di massimo rispetto per i locali, senza però rinunciare a tener vive le rivalità storiche e acerrime disseminate in tutto il basso Lazio, una su tutte quella con i dirimpettai canarini. Anche questo è parte dell’essere ultras, nonostante inimicizie di questo tipo nascano spesso per ragioni extracalcistiche. Ma è un attimo, una manciata di minuti necessari a ribadire le posizioni di una tifoseria che torna a suonare la carica più forte che mai, con quell’attitudine all’invincibilità che porta il suo nome sempre più in alto. Tuttavia, non sempre è possibile coinvolgere tutti i convitati nei festeggiamenti, e così i più altezzosi finiscono per rovinare il divertimento comune: in questo caso la funzione di guastafeste spetta a due valorosi tutori della legge accorsi in difesa delle pericolanti mura dello stadio, determinati più che mai a sedare le cariche goliardiche inscenate tra i ragazzi della “Celenza”. Inutile dirlo: anche stavolta la giurisdizione dei perditempo è vana e il canto di guerra dei fabraterni squarcia il vento fino oltre il novantesimo. Insomma, i soliti ospiti indesiderati!

N.B. Ricordiamo ai nostri gentili visitatori in divisa che tirare il freno a mano e parcheggiare al centro della carreggiata – per quanto nobili i propri fini possano essere – potrebbe rivelarsi una mossa molto dannosa per la propria credibilità (chiedere agli automobilisti in coda dietro la volante).
N.B.2 “Si chiudat’ la porta nuia entram’ dalla finestra: a buon intenditor …”.

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 Striscione120/03/16, Ceccano – Race A una settimana dalla pausa di Pasqua c’è tempo di spolverare drappi e bandiere per colorare ancora una volta lo stadio. Il momento di correre è giunto, e questo è un dato di fatto. Nonostante gli ostacoli presentatisi negli ultimi tempi, i ragazzi di Maliziola comandano ancora la classifica del girone preservando, tra l’altro, l’inviolabilità del Popolla. La situazione, tuttavia, appare ancora incerta anche ai più fiduciosi dello zoccolo duro, come di consueto presenti contro ogni avversità. La Curva, dal canto suo, persiste nel suo intento di onorare maglia e Città come dalle prime giornate a questa parte, proponendo in occasione del match contro l’Azzurra un “Vinciamole tutte, Iamucenn!” che cela dietro la goliardia maestra di coreografie l’impazienza del popolo fabraterno di festeggiare un titolo indiscutibilmente meritato. Per quanto il percorso sia ancora costellato di avversari che alcuni definirebbero “ostici”, le Aquile sanno di avere il Fattore-Ultras dalla loro, e di potersene avvalere ovunque il calendario li trascini: il rapporto tra supporters e giocatori è fondato su valori saldi e comuni, forse una delle famose “armi in più” che fanno della corazzata ceccanese la più degna rappresentante della Città sul campo. In Curva “Celenza” l’aria di rinnovamento è sempre più intensa, per la prima volta sulla rete campeggia la pezza degli “Inferno Fabraterno”, l’invito alla compattezza pare essere stato ben recepito, così come quello rivolto ai buontemponi a lasciare il settore caldo ai più appassionati. La potenza esplosiva dei cori scuote i dintorni increspando le acque del Sacco. Notevole è poi la spinta data dai più giovani, fondamentale per la soppressione di quei tempi morti una volta ampi e ora destinati a finire nel dimenticatoio, assieme alle imperfezioni di una Curva che salta a tempo di ritmi di provenienza germanica e si gode il trionfo nonostante la porta dell’Eden si profili ancora in quota. L’occasione che lo zoccolo duro fabraterno non può e non deve farsi sfuggire, comunque, è quella di iniziare con largo anticipo i preparativi della prossima annata per potervi arrivare adeguatamente preparata. Festa sì, dunque, ma con la consapevolezza che da qui al termine della stagione il calcio ceccanese sarà protagonista di una corsa che lo vedrà in ogni caso vincitore della guerra dichiarata all’indifferenza collettiva attraverso la voce della Curva Nord.

N.B. Il Dante Popolla è un impianto storico che merita il dovuto rispetto: chiediamo ai soliti “chi-di-dovere” di interessarsi al più presto alla sistemazione dell’intero stadio.

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Ultras ad Ausonia
12/03/16, Ausonia – Bad Trip Anche il più eccelso dei capolavori letterari recherà almeno una sbavatura lasciata dall’inchiostro che, nella concitazione della scrittura, l’artista verserà impunemente sulla carta: questa è la sintesi della frenata di Ausonia ad opera dei fabraterni, ancora orfani di Mister Maliziola e degli innumerevoli assenti. In uno dei match più combattuti della stagione, l’undici in campo deve accontentarsi di un magro pareggio nonostante il sostegno inesauribile del manipolo degli Ultras presenti: in blocco compatto, sebbene il sabato pomeriggio privi la tifoseria di numerosi elementi, la squadra viene spinta per tutto il corso della partita con tanto di bandiere e drappi al seguito, tra i quali spicca, a due anni dalla fondazione della Firm, il diavolo raffigurato sulla pezza degli Inferno Fabraterno, oltre alle onnipresenti insegne di Pirates, Vikings, Valchirie e Quelli del Sottopassaggio. E poco importa se, in una fredda e piovosa giornata di fine inverno, i sacrifici e i chilometri non bastano a lasciare il campo con i tre punti: finché ci sarà il bar sul retro dello stadio qualsiasi risultato sarà alla fine accettato; l’unica vittoria del giorno, dunque, la riporta la delegazione della “Celenza”, presente ai posti di combattimento a dispetto delle solite avversità, e forte della carica data dalla riapertura della Curva Nord tanto da alzare notevolmente i decibel rispetto alle passate prestazioni. Ora più che mai la formazione in campo deve trovare in sé la forza di reagire e lasciarsi alle spalle gli ultimi inconvenienti che sembrano aver irrimediabilmente compromesso la positività della fuoriserie Ceccano 1920: fondamentale in quest’ultima porzione di campionato sarà la spinta degli Ultras per sottrarre il Ceccano al bad trip in cui sembra essere caduto per forza di cose.

N.B. La Nord tiene a ricordare ai calciatori dell’AS Ceccano che il sostegno non mancherà mai, in casa quanto in trasferta. La speranza è che la grinta dimostrata al Popolla non manchi mai altrove e che le provocazioni subite scivolino via assieme agli autori senza lasciare traccia.

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06/03/16, Ceccano – I Chest’ N’è Nient’  12806239_1521936794777941_8615191278831304054_nIl film “The Eagle” ha guadagnato celebrità soprattutto grazie all’ordine pronunciato dal centurione romano ai suoi uomini in una delle scene clou, invitandoli alla battaglia al grido di “Aprite i cancelli !”: dev’essere stato questo lo spirito con il quale, a quasi dieci anni dalla sua chiusura, gli Ultras fabraterni hanno varcato le soglie della Curva Nord, tornata a splendere ai piedi della Città nonostante in molti avessero già posto la parola fine sull’intero impianto nonché sul calcio cittadino. Come ogni festa che si rispetti, la giornata della Celenza inizia molte ore prima del match, nel via vai di casse di birra e cartoni di pizza, all’insegna dell’aggregazione, che ha reso possibile tutto questo e che si evolve di giorno in giorno nel legame fraterno: solo un ambiente come quello della tifoseria può offrire tale indissolubile legame con la terra d’origine. Tra le pezze affisse con cura alla rete della “Celenza” spiccano, nel corso del match, gli striscioni approntati per l’occasione per salutare il ritorno ai posti di combattimento al grido di “Bentornata, Curva Nord”, affrescando il cielo limpido del pomeriggio con una fumogenata da scuola classica, che ovatta lo skyline del centro storico con le sue tonalità rossoblu. Per tutto il corso della giornata la roccaforte del tifo fabraterno incendia il catino bollente del Popolla nel quale i malcapitati ospiti ardono impietosamente, affondati dalle artiglierie pesanti della corazzata di casa, che omaggia la gradinata redenta con l’abbraccio ideale ai supporter in occasione dei gol; sugli spalti, intanto, volti storici e inaspettati ingigantiscono il tripudio ceccanese trascinando le antiche magnificenze della Nord fuori dalle pagine di storia per scriverne di nuove. Si canta per la Città, per la maglia, per i ragazzi volati via troppo presto sulle ali dell’Aquila Fabraterna e che sarebbero stati sicuramente su quei gradoni al fianco dei compagni, laddove le massicce bandiere rossoblu filtrano la luce del sole che riflette l’immagine dei fratelli scomparsi: la compattezza della tifoseria dimostra che l’Armata della Contea è definitivamente tornata, pronta più che mai alla strenua difesa dei bastioni tramandando una tradizione che ora, di padre in figlio, non ha che da rinnovarsi. È vero, la legge della curva deve ancora permeare le maglie strette della diffidenza generale: lo dimostrano gli spettatori seduti inevitabilmente fuori luogo accanto alla goliardia della torcida; d’altra parte, un po’ di imbarazzo da parte di chi è poco avvezzo al mondo ultras è più che accettabile, a condizione che un passo alla volta ci si lasci coinvolgere dalla passione piu profonda per i colori patri, dal momento che la strada imboccata si profila ancora ripida e tortusa, e come l’ultimo striscione esposto reca “I chest n’è nient’…”.
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N.B. I Gruppi Ultras Fabraterni invitano tutti i ragazzi di Ceccano – più o meno giovani – ad aggregarsi alla festa in Curva Nord: l’entusiasmo sarà sufficiente, per imparare i cori basterà il tempo.

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Colfelice28/02/16, Colfelice – Guerra tra Poveri Era nell’aria, probabilmente è meglio che sia accaduto lontano da casa piuttosto che tra le mura del “Popolla”, fatto sta che il Ceccano esce sconfitto a tavolino da un anonimo campo di provincia sperduto fra le montagne. Nonostante la pioggia scrosciante, che si abbatte sull'”impianto” dall’inizio della gara, gli Ultras fabraterni si presentano in forze e determinati a onorare l’impegno, impresa che si rivela da subito ardua per il maltempo incombente, oltre che per la scialba prestazione della formazioni in campo. La situazione precipita verso il termine della prima frazione di gioco, quando tra i padroni di casa, un novello Premio Nobel per la Pace improvvisatosi calciatore, spazientito dalla tecnica degli avversari si esibisce in un’entrata da ergastolo su uno degli uomini di Maliziola. Ne consegue un’accesa rissa tra i giocatori che non coinvolge minimamente gli Ultras, e che altre persone cercano di sedare facendo ingresso sul green. Beffardo l’esito della vicenda, che vede il direttore di gara, decisamente troppo giovane e inadeguato, improvvisare una barricata per ripararsi negli spogliatoi dopo una fuga rocambolesca dal campo di battaglia in seguito alla decisione di sospendere l’incontro. In sintesi, la Celenza si è vista addossare colpe mai commesse per il solo fatto di aver atteso all’ingesso degli spogliatoi i propri beniamini, causando il terrore incontrollato dell’arbitro che arriva ad invocare l’aiuto delle forze dell’ordine. Tutto questo dopo aver completamente perso il controllo della situazione. Un caso? La Nord non ci crede: come già detto, il sentore che un brutto tiro sarebbe stato giocato alla nobile decaduta c’era, e l’ipotesi è stata confermata dalla designazione di un giudice di gara incapace e – forse – volutamente acerbo per macchiare un curriculum che fino a poche ore prima dell’accaduto rasentava la perfezione. Niente di rotto, comunque, e la prossima giornata di campionato vedrà gli Ultras occupare il loro vero settore per la prima volta dopo anni: ragion per cui non ci sarà spazio per futilità di questo genere, e che siano Lega, arbitri e scarpe strappate all’agricoltura a combattere la loro assurda guerra tra poveri.

P.S. Non saranno tre punti persi (salvo reclamo alla Commissione Territoriale) a fermare l’AS Ceccano e, tanto meno, la Curva Nord. Buon proseguimento di campionato agli addetti ai lavori, e buona permanenza nel nulla ai nostri gentili “avversari”.

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21/02/16, Ceccano – Il Nido dell’Aquila Ordinaria amministrazione per gli Ultras fabraterni, o meglio, l’appoggio alla schiacciasassi di Maliziola muta il Popolla nel solito catino bollente domenicale, ma le vere star del momento sono quelle che puntellano i gradoni della Curva Nord scintillanti di cemento fresco. Per novanta minuti lo sguardo dei supporter rossoblu – e più ancora quello di tutto lo Stadio – rimbalza costantemente sul settore simbolo del tifo Ceccanese quasi fosse un antico marmo sotto i ferri del restauro a cielo aperto nella poesia della ricostruzione. Nella zona calda del distinto, intanto, il solito spettacolo di tifo pare quasi sacrificato in nome dell’opera di propaganda intrapresa perlopiù dai volti storici della torcida, mobilitatisi per l’occasione nel tentativo di incoraggiare i più reticenti tra gli spettatori a farsi coinvolgere nella festa, anche con un semplice battimani: per quanto il lavoro da svolgere in questo senso sia ancora notevole, qualche piccola soddisfazione si è riscontrata. Degno di nota, per quanto riguarda questa calda domenica, lo striscione esposto per salutare un fratello fabraterno in campo con la maglia del Porrino, un veterano come Diego Ciotoli (o se preferite il Cholo), già autore di un bellissimo gesto (rose rossoblu) con il quale aveva accolto i rossoblu nella gara d’andata. È doveroso ricordare che anni e anni di inattività legata a repressione e attacchi di varia natura hanno assestato un colpo brutale al movimento ultras ceccanese, rischiando peraltro di annientarlo definitivamente se pochi fedelissimi non si fossero rimessi in gioco nonostante tutto, ivi incluse istituzioni e categoria, remasse contro di loro, rispondendo allo scetticismo con la passione che ha acceso e rianimato il Popolla. La Curva Celenza si appresta a ultimare le prove per il ritorno in quella che è doveroso ribadire essere la sua legittima collocazione, quella gradinata Nord che è un modo di essere prima ancora che un pezzo di stadio, e richiama da ormai troppo tempo gli ultras come un’aquila fa con la progenie nel nido. 

N.B. Un abbraccio al Cholo da tutta la Curva Nord, sempre e comunque uno di noi !

Ceccano-Porrino - Lo striscione degli Ultras al ritorno: "Cholo Cuore Pirata"
Ceccano-Porrino – Lo striscione degli Ultras al ritorno: “Cholo Cuore Pirata”

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17/02/16, Arpino – Oggi Mutua Atletico Arpino-Ceccano, ovvero storia di un ordinario mercoledì da Ultras. La carovana delle trasferte si incammina dopo il solito rocambolesco appuntamento fatto di passaggi dell’ultima ora e dissertazioni di ordine geografico su come raggiungere nel minor tempo possibile la terra natia di Cicerone per lasciarsi alle spalle le fatiche di una mattinata lavorativa di metà settimana.
L’entusiasmo, comunque, non manca, e come sempre il viaggio è onorato dai clacson che scuotono la tranquillità dei boschi della Ciociaria orientale addentrandosi per un breve tratto nella piccola Fontana Liri, che tanti guai provocò al tifo ceccanese anni e anni fa. L’imponente skyline della Rocca di Arpino si profila all’orizzonte accompagnando i fabraterni nell’ultima scalata prima di raggiungere il campo, uno di quegli impianti dove la pietra e gli alberi secolari fanno le veci della plastica e dell’acciaio e la buona volontà quelle della tecnica. Le dimensioni ridotte del settore Nord, che appare immediatamente il luogo più adatto ad ospitare la Curva, fanno sì che non manchino compattezza e unità, e mentre il terreno di gioco dà il suo ripetitivo verdetto, sugli spalti lo spettacolo offerto è impreziosito da un colpo d’occhio singolare e suggestivo, che contrappone le bandiere al vento ai rami delle querce a cui spesso s’impigliano. Per quanto l’esito dell’incontro possa essere già scritto, del resto, la fatica che la tifoseria rossoblu si è sobbarcata non è cosa da poco, tra corse con lo zaino in spalla e fughe dal posto di lavoro per arrivare puntuali, ed è probabilmente per questa ragione che il massimo picco di goliardia raggiunto si registra quando uno striscione fa capolino dalle retrovie e viene affisso sulla balconata, con il suo “Oggi Mutua” ad indicare l’alto indice di gradimento raggiunto grazie alla decisione di recuperare un match nel bel mezzo della settimana. Chiude in bellezza il portiere dell’Arpino, che in seguito al triplice fischio si unisce ai cori che i Ceccanesi indirizzano ai dirimpettai della classe agiata per poi trattenersi a scambiare due chiacchiere con i nuovi, inaspettati amici. Insomma, proprio come alla mutua.

N.B. Senza mezzi termini, NO AL MERCOLEDÌ, e la Curva Nord si augura sinceramente che questo sia l’ultima volta. 

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13/02/16, Acquafondata – Savoir Faire Tra tortuose strade di montagna, cortei di automobili incastrati nei borghi più remoti del Lazio e posti di blocco della polizia lungo il tragitto, non manca proprio niente all’incredibile pomeriggio vissuto dagli Ultras ceccanesi inerpicatisi fin sulle alture tra le quali sorge Acquafondata: meno di 300 abitanti, un piccolo centro, che pare sospeso nel tempo, e un campo sportivo dove la dedizione e l’amore per lo sport rimpiazzano l’effettiva mancanza di infrastrutture. Probabilmente più significativa per ciò che avviene lungo il tragitto piuttosto che nel corso del match, la spedizione si arresta non appena il convoglio lascia l’A1 presso Cassino, laddove una delle vetture viene fermata dagli agenti in servizio presso il casello. La reazione dei fabraterni, ovviamente, non tarda ad arrivare, e radunati tutti gli effettivi presenti, i Rossoblù lasciano i mezzi per percorrere nel senso inverso la strada e dare manforte al compagno in difficoltà: incalzati dal manipolo ceccanese, gli agenti non possano che lasciarlo andare per accodarsi alla colonna che sfila appiedata lungo la via attirando gli sguardi incuriositi dei passanti ai quali strappa, talvolta, qualche applauso o strombazzata di clacson. Che dire, goliardia onnipresente! Per quanto romantica possa comunque essersi rivelata la scarpinata lungo la provinciale, il tempo scorre irrimediabilmente, e quando la spedizione raggiunge il campo sportivo, la partita è già a secondo tempo inoltrato. La lunga arrampicata fatta di tornanti e borghi abbarbicati sui crinali tra Lazio e Molise è contraddistinta dalla carica suonata a colpi di clacson che squarcia il silenzio secolare degli abitati, poco avvezzi alla matrice caotica che spinge una curva in trasferta. Ancora tornanti, fino alla radura che ospita il campo sportivo di Acquafondata. Notevole è lo sfondo, che si staglia dietro il terreno di gioco, immerso nel verde dei prati della Valcomino a più di novecento metri di altitudine, ai piedi di un rilievo sulla cui sommità svetta il campanile di una chiesetta per uno scenario dal sapore classico e genuino, di quelli che furono la culla di questo sport. Il tifo incessante accompagna la formazione all’ennesimo successo consecutivo dando significato all’ulteriore sforzo di volontà, che ha portato la Celenza ad attraversare tutto il Basso Lazio fino ai confini della regione per vivere in prima persona la rinascita del calcio ceccanese. Un’ultima graditissima sorpresa la fanno giocatori e dirigenti della casalinga Real Acquafondata invitando gli Ultras a trascorrere assieme a loro il resto del pomeriggio in un ristorante in paese tra buon cibo, birra e cordialità, dando prova che quella strana e contradditoria bestia che è oggi il calcio può essere ancora vissuto come un valore, soprattutto in presenza di chi dimostra ogni domenica il suo Savoir Faire anche in Terza Categoria.
N.B. Ancora un caloroso abbraccio agli amici di Acquafondata, che oltre a comportarsi da veri signori, ci hanno fatto sentire come a casa. Auguriamo loro tanta soddisfazione in questa nuova avventura.

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CurvaNordCeccano
Ultras Ceccano Curva Nord

Curva Nord vs Arce07/02/16, Ceccano – O Carnaval Tonalità brasiliane, da quelle cromatiche a quelle vocali, la fanno da padrone in un “Popolla” che, nonostante il nubifragio, è gremito. Gli Ultras operano sotto la copertura che protegge la tribuna centrale dalla pioggia scrosciante, che nulla può contro la goliardia latente dei supporters fabraterni. Un silenzio irreale, tuttavia, apre i giochi all’ingresso delle formazioni, un ultimatum all’indifferenza istituzionale, che sa proprio di quiete prima di una tempesta, pronta a scatenarsi sulle promesse (finora rimaste tali) da parte di Palazzo Antonelli. I quindici minuti di totale inattività sfociano in una bolgia di torce e fumogeni, che avvolgono con le fiamme della riscossa lo zoccolo duro compattatosi nel suddetto settore, e al diradarsi della cortina rossoblu, il rullo del tamburo scandisce la potenza inaudita dei cori alzati dai ciociari. Non c’è clima che tenga al cospetto del calore infernale che incendia la “Celenza” ogni qualvolta essa scenda in campo, della collera che aleggia quando lo sguardo si posa sui gradoni della Nord ancora ridotta in macerie, del tripudio di allegria di cui un inno dei tempi migliori si fa portavoce. Un pensiero di quelli che inondano gli occhi delle lacrime dei giorni andati va a quei giovani ceccanesi che gli dei portarono via troppo presto, con la consapevolezza che là, oltre le nuvole che coprono di tenebra il cielo, qualcuno canta ancora al fianco dei compagni rimasti in prima linea, a lottare in nome di chi vive tutti i giorni la difficoltà di un paese in declino. Altrettanta importanza ricopre la manifestazione di vicinanza alla tifoseria atalantina, vittima recente della repressione dittatoriale instaurata sul mondo del calcio, e alla quale per l ennesima volta i fabraterni si oppongono attraverso una coreografia di altro livello. Quando il fischio finale echeggia dal terreno di gioco, la torcida accoglie i combattenti reduci dal ko inflitto agli ospiti arcesi, una vittoria che avvicina ulteriormente l’uscita del calcio locale dal refugium peccatorum a cui il destino l’ha condannata, uscendo, quest’ultimo, inesorabilmente sconfitto da una lotta che i ceccanesi mai hanno avuto intenzione di perdere. È scontato dire, infine, che la festa sia proseguita oltre il novantesimo sulle note sudamericane, che per qualche ora hanno mutato il Carnevale della Nord nel “Carnaval do Rio”.

N.B. La Curva Nord è presente sul web attraverso vari canali (di seguito i link) oltre che con la Fanzine acquistabile all’ingresso dello Stadio con una piccola offerta di 50 centesimi; il consiglio è di dare un occhiata ai nuovi mezzi offerti così da riavvicinarsi, magari, al mondo della Curva.

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Gli Ultras a Casalattico
Gli Ultras a Casalattico

30/01/16, Casalattico – Tempo per Rinascere L’amena tranquillità della piccola Casalattico viene sconvolta, nel pomeriggio di un sabato di fine gennaio, dall’irruenza goliardica della carovana approntata dalla Curva Nord: il Ceccano è in trasferta. Un convoglio di auto si incammina dalla “Pretura” dopo il consueto rendez-vous tra le componenti ancora sparse – viste data e ora – tra scuola e lavoro, battendo le insegne che sporgono dai finestrini bassi in una scia di colore, che si inerpica fin sulle verdi alture della Valle di Comino. Gli uomini della “Celenza” fanno il loro ingresso sugli spalti cantando la nobiltà del proprio lignaggio davanti al modesto pubblico locale, affiggono gli stendardi alla ramata e consegnano al vento le bandiere; tra i drappi spicca il nome storico del Manicomio Criminale, la Firm che oltre vent’anni fa aprì i battenti ai più folli sostenitori della causa fabraterna, custodendone fino ad oggi gli antichi valori. Il primo tempo è votato all’entusiasmo più genuino, la mentalità è ancora forte tra le fila rossoblu come tra gli uomini di mister Maliziola, quest’ultimo costretto a scalpitare in tribuna dal perbenismo istituzionale. Il Ceccano passa in vantaggio, ma la situazione precipita drasticamente nel corso dell’intervallo, tra baruffe e astio negli spogliatoi e fuori, compromettendo irreparabilmente la compattezza della curva. L’opera di disturbo la completa un agente in borghese con una malsana passione della fotografia importunando i tifosi ospiti per buona parte della seconda frazione di gioco, in barba a rispetto della privacy e della libertà di espressione. Dopo aver subito il booking a sorpresa, gli ultras tentano di rimettere ordine tra le teste calde riprendendo a sostenere la squadra, che chiude i giochi con il solito Colafrancesco, staziona in vetta in maniera sempre più solitaria e ringrazia la fedelissima tifoseria spintasi sulle montagne al loro fianco. Gli Inferno Fabraterno rinnovano all’intramontabile Capitan Adinolfi gli auguri di buon compleanno. Nonostante le numerose avversità fronteggiate in un pomeriggio decisamente avverso, c’è la consapevolezza che la Curva possa ancora crescere e diventare grande, in quantità e in qualità, fiduciosa di potersi avvalere di un momento cosi delicato come di un’occasione per rinascere.

P.S. Per una mera questione di narcisismo gli Ultras del Ceccano pregano chi di dovere di inviare le istantanee scattate a Casalattico, sperando di essere stati modelli idonei alla spiccata vena artistica del fotografo.

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24/01/16, Ceccano – Sfida alla Leggenda Il 24 gennaio del 2016 è un giorno che i veri ceccanesi dimenticheranno difficilmente, forse perché l’alba di una domenica apparentemente come le altre ha fatto capolino all’orizzonte con più di dieci giorni d’anticipo, illuminando la fatidica data affinché tutta la cittadinanza potesse venirne a conoscenza. Il sole ha proiettato i suoi raggi sulla Borgata, inondando il perentorio “Tutti al Popolla” impresso sullo striscione affisso in zona dalla Curva Nord con volantini e slogan di vario tipo a fare da eco: insomma, raggiungere i risultati, a dir poco sorprendenti, di domenica è diventato d’obbligo vista la preparazione meticolosa con la quale i fedelissimi hanno affrontato la sfida; le tribune del Comunale, gremite come non lo erano da tanti, troppi anni, sono il fregio più illustre, che ne premia la caparbietà. Durante il prepartita si nota la presenza di una piccola emittente locale per niente sgradevole agli occhi della “Celenza”, che in un momento di delicatezza come quello attuale, non può che apprezzare una sponsorizzazione mediatica anche modesta, oltre alla telecronaca dell’intero match che concede tanto spazio ai cori della curva. Sin dalle prime battute di gioco si respira un’aria del tutto diversa da quella ancora stantia degli appuntamenti passati, una fragranza di completezza, che va a fondersi col profumo acre dei fumogeni branditi nel corso della coreografia, che più di ogni altra esprime il bisogno primordiale di ogni calciofilo, quello di vivere perennemente di domenica. È questo il vento antico, che tra mille intemperie custodisce intatta la nobiltà fabraterna attraverso i secoli, dalla storia dimenticata fino alla futilità dei giorni nostri; la brezza, che gonfia le vele degli indomiti Pirati, che alimenta il fuoco inesorabile degli Inferi, che accompagna il canto nordico e guerriero dei Vichinghi, e sospinge la cavalcata leggiadra e inarrestabile delle Valchirie, l’esempio più fulgido e maestoso del lignaggio rossoblù; la brezza, che tanta nostalgia ha suscitato spirando su Torre Cajetani tanto da portare i militanti del Fronte Opposto a unirsi fedelmente alla causa della Contea. Parole di vittoria scandiscono il massacro, che gli uomini in campo, ligi al dovere a cui la loro gente li ha educati, perpetrano ai danni dell’ennesima malcapitata sfidante, quel Real Sant’Andrea reso folle dal desiderio di accostarsi ai figli di Annibaldo; il distinto è una roccaforte del tifo, spettacoli di variopinta natura si susseguono all’insegna di una goliardia sana e latente, mentre dalle sommità del Walhalla gli dei immortali consegnano le loro effigi alle armate del nord affinché i corni dei Vichinghi e le chiome sontuose delle Valchirie siano consacrate definitivamente alla difesa del sangue ceccanese. Il settore è possente e incontenibile, i più esuberanti simulano una carica nei confronti dei commilitoni creando un caos inebriante e ispiratore, sulla ramata i veterani sovrastano la moltitudine incitandola alla battaglia in nome di quell’aquila che l’ha custodita materna sin dai primi anni di vita, estraniandola per sempre dalla “normalità”, che è mancanza incolmabile e nemica giurata del fabraterno allo stesso tempo. Alcuni la chiamano alienazione, altri pura dissennatezza, eppure al termine dell’impresa il primato in classifica è celebrato come la più schiacciante delle vittorie, un trionfo ineluttabile e destinato a permanere nei secoli nonostante a pochi chilometri gli odiati – e indimenticati – dirimpettai siano impegnati sotto i riflettori teatrali della Serie A. Questa è la Curva Nord, un manipolo di cuori invincibili, che in una città dimentica dei fasti passati battono all’unisono, determinati finanche a morire sfidando tutto e tutti. Sfidando la leggenda.

N.B. La raccolta fondi per sostenere la Curva è in atto, e dopo gli ottimi risultati raggiunti, confidiamo ancora nella generosità della cittadinanza. Per Ceccano la tifoseria può essere un motivo d’orgoglio, ancor più se se siamo tutti noi, uniti, a sostenerla.

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 Bandiera Rossoblu10/01/16, Ceccano – Ricominciare È un clima di trionfo inattaccabile quello in cui si protrae la festa dei rossoblu in occasione dello scontro al vertice con il malcapitato Chiaiamari. I bicchieri pieni, tesi in alto per tutta la durata del banchetto allestito nel pre-gara dalla Curva, ne sono la prova lampante: la goliardia della tavolata racconta la rinascita di una tifoseria che brinda all’alba di una nuova epoca, nella speranza che questa tocchi anche il resto della città. Al termine del convivio, dal ristorante s’incammina una colonna dalle fattezze guerriere che infuoca il tragitto con le odi nobili e fiere che in altri tempi fecero grande il Ceccano fino a varcare in grande spolvero la soglia del Popolla: lì un notevole afflusso di pubblico attornia lo zoccolo duro della tifoseria, segno che, nonostante le Aquile siano forzatamente relegate nei bassifondi sportivi, i fabraterni non hanno chiuso davvero con il calcio. Fin dai primi minuti della partita, la spinta della “Celenza” è travolgente, il blocco compatto degli Ultras svolge i suoi compiti al meglio delle possibilità dominando sovrana gli spalti dell’arena che vede la capolista lanciata definitivamente in fuga. Degna di nota la presenza di volti storici della Curva sulla scia dei redenti tornati in prima linea nelle ultime domeniche: del resto, anche la storia vuole la sua parte. Ebbri della propria spontanea fierezza vincono la partita come si era soliti fare una volta, con i drappi al cielo e lo sguardo pregno della vista della città che domina da più di un millennio questa terra antica, e le linee serrate dalle braccia che attorniano il vicino testimoniano l’eternità dell’orgoglio e dell’amor proprio che hanno fatto, fanno tuttora e sempre faranno di un ceccanese una mina vagante in un campo di battaglia dilaniato da mode e tendenze. Nella trincea che essi ogni giorno scavano attraverso le rughe di un passato che in molti ignorano, o peggio rinnegano, avanzano imperterriti un passo alla volta sotto l’egida di chi ha messo in gioco sé stesso pur di riportare in alto il nome dei luoghi che lo hanno cresciuto, e da cui ora tutti insieme possono ricominciare.

P.S. Da domenica sarà presente in pianta stabile una scatola per raccogliere fondi finalizzati a supportare la tifoseria. Offerta libera e facoltativa, ovviamente, ma chiunque abbia intenzione di contribuire sappia che le prossime coreografie saranno anche merito suo. Forza Ceccanesi!

 

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06/01/16, Castelliri – Special Guests Ceccanesi a Castelliri 1Se programmare una partita di Terza Categoria di mercoledì pomeriggio ha dell’incredibile, l’impresa compiuta nel giorno della Befana dai fabraterni ne ha ancora di più. Con un turno infrasettimanale assolutamente privo di senso, gli uomini di Maliziola vengono spediti tra le alture di Arpino per confermare un primato ancora in discussione; la Curva, ovviamente, non può farsi trovare impreparata. Il parcheggio antistante l’ex pretura è teatro di un rendez-vous ultras degno dei palati più fini e romantici, all’insegna di entusiasmo, aspettativa e tanta birra, mentre grazie a una palla di fortuna, i presenti ingannano l’attesa dando prova evidente di come i loro piedi siano più votati agli spalti che al campo. E nonostante notizie apocalittiche si susseguano dalla città di Cicerone (viene tirata in ballo una bufera di neve), il corteo di auto si incammina iniziando già a scaldare l’ambiente, per arrestarsi poi in piena superstrada nel momento in cui viene ufficializzato che il terreno di gioco è impraticabile. Un momento di disappunto iniziale, dopodiché è la natura goliardica dei tifosi a prendere il sopravvento fino a indurli alla decisione unanime di fare ugualmente la propria parte: l’occasione più propizia è lo scontro che vede il Castelliri contrapporsi agli “sfavoriti dalla FGC” (semicitazione necessaria accompagnata dalla sigla di Federazione Grandi Coglioni), quei simpaticoni del Real Sant’Andrea, determinati a prendersi la vetta tanto meritata. Sotto gli sguardi sbigottiti degli spettatori, i ceccanesi sfilano nel settore ospiti per dare inizio allo spettacolo vero e proprio, che si protrae per tutta la durata del match (già in corso all’arrivo del drappello) a favore dei padroni di casa, che trionferanno sorprendentemente per uno a zero. I cori alzati, oltre a quelli indirizzati alle rivali storiche, finiranno inevitabilmente per inneggiare proprio al Ceccano con una foga tale da far rimpiangere una trasferta saltata che avrebbe avuto innegabilmente il suo fascino. Scene pazzesche come quelle viste a Castelliri faranno in eterno parte di una memoria storica che pareva irrecuperabile, e che si arricchisce della pagina scritta dal caos portato al comunale da una tifoseria che sulla carta avrebbe dovuto trovarsi da tutt’altra parte. È questo il motivo per cui si può affermare in tutta tranquillità che la trasferta dei fabraterni sia andata a buon fine, nonostante tutto abbia remato contro di loro, fino a portarli ancora una volta sul palcoscenico, anche se da ospiti speciali.
Ipse Dixit PinoStefyP.S. Invitiamo i già citati amici santandreani ad avere più rispetto nei confronti dell’AS Ceccano e non mascherare una prestazione scadente additando gli ultras fabraterni come responsabili del tracollo. Del resto è seriamente sconsigliabile mettersi contro i “portati dalla FGC”. Saluti.

I Ciociari dell’Italia Siamo Noi! (Video Facebook)

To Be Continued…(Comunicato 33)

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castelliri03/01/16, Ceccano – Non Molleremo Mai Cosa c’è di meglio di un bel pranzo tra amici per iniziare al meglio l’anno nuovo? Probabilmente solo abbuffarsi da primi in classifica, in compagnia di commensali validi e graditi come i ragazzi di Torre Cajetani, che danno alla tavolata quel tocco in più, e nonostante la portata Castelliri si riveli a tratti indigesta sul campo, gli spalti sono proiettati già al sapore dolce della rivalsa. Il saluto al 2016 i fabraterni lo danno in pompa magna, colorando la desolazione del distinto con pezze e striscioni, tra i quali spiccano quelli dei gemellati torrigiani rappresentati dal “Fronte Opposto” e ai quali si aggiunge il colpo d’occhio offerto da drappi e bandiere esposti nel corso del match. Il gruppo di ultras è ben compatto e l’appoggio alla squadra risulta intenso: da notare come in alcuni momenti il ritmo dei cori sia scandito da un tamburo, che fino ad oggi costituiva una delle assenze più pesanti nell’orchestra degli spalti e che rimbomba fino all’epilogo del match nonostante piccoli malintesi del caso, comunque ininfluenti sulla prestazione dell’esule Curva Nord; persino Capitan Adinolfi si dichiarerà colpito definendola sul noto Social Network “il migliore in campo”. Il clou della domenica, però, non può che essere rappresentato dalla coreografia andata in scena nell’ultima porzione di partita: un velo dalle sgargianti tonalità rossoblù troneggia nel mezzo del settore, bardato da un messaggio che lo sovrasta dispiegandosi lungo il parapetto fino alla sommità della gradinata, imponente, perentorio quanto la scritta che reca: NON MOLLEREMO MAI. Tre semplici parole, una scelta di vita eterna. La scelta di chi per novanta minuti si sente a casa se al suo fianco saltano gli amici che ha a cuore, di chi carica l’auto ogni domenica con il materiale che con tanto tempo e dedizione ha preparato, di chi nell’odore acre dei fumogeni sulla felpa percepisce il profumo della libertà. E bruciano, i fumogeni, di un fumo brillante che avvolge lo scenario librandosi sul Popolla abbigliato a festa, quasi gettasse un occhio al completo delle grandi occasioni celato nell’armadio di un tempo da tanti, troppi anni. Nell’epoca in cui la moda veste tutti, tifosi compresi, coi dettami dell’omologazione, i ceccanesi hanno messo una sciarpa sul volto che racconta la storia del loro modo di essere, e a chi non sa spiegarsi come il fango dell’abisso calcistico possa gratificarli, non potranno che dare la risposta di sempre: NON MOLLEREMO MAI!

P.S. Un abbraccio di tutto cuore a Brillo, Diabolik e tutti gli altri ragazzi di Torre Cajetani. Auguriamo ogni bene alla vostra città e al vostro calcio nella speranza di poterci di nuovo incontrare sul campo e trascorrere insieme sugli spalti tante memorabili domeniche con birra e cori. Onore a voi, fratelli !

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Grazie a SportPeople.net per lo spazio dedicato a Squadra e Ultras del Ceccano 1920 in occasione dell’ultima trasferta ad Arnara, immortalata anche in vari scatti fotografici. Ecco il pezzo firmato da Simone Meloni: Questo sì che è calcio: Sterparo-Ceccano, Terza Categoria Laziale


Sterparo-Ceccano FoTifo 320/12/15, Arnara – Promesse e Debiti
 Che strana domenica quella di Arnara. Nel giorno della seconda frenata in campionato del Ceccano, bloccato sull’1-1 dalla semi-concittadina Sterparo, le emozioni si susseguono con un’intensità fortissima dal momento che le formazioni scese in campo, nonostante appartengano a due universi completamente diversi, se le danno di santa ragione quasi si trattasse di un vero derby. Il preambolo alla gara evoca vecchi ricordi ancora dolcissimi per i veterani, con l’appuntamento alla stazione ferroviaria tra musica e risate, che culmina con la scenica partenza della colonna di auto alla volta del paese vicino. Al fischio d’inizio il parapetto della tribuna del comunale è bardato di vessilli rossoblù dietro i quali si alzano bandiere, mani e voci al cielo, e se sugli spalti inizialmente regna la non belligeranza, i ventidue in campo (nonostante sia evidente l’abbondanza di ceccanesi) si affrontano a viso aperto accantonando la realtà della “Piazza” che li accomuna, senza lesinare spesso sui colpi proibiti: il direttore di gara non tarda a perdere completamente il controllo del match; dopo l’inaspettato vantaggio dei “padroni di casa”, poi, la tensione arriva alle stelle, surriscaldando lo zoccolo duro del seguito fabraterno. Il momento non è dei migliori, ma stavolta il risultato passa in secondo piano. Per la tifoseria, infatti, questa non è una partita come le altre: uno striscione, esposto tra gli applausi generali nella seconda frazione di gioco, ne è la prova. Lontano dalla battaglia che imperversa sul rettangolo di gioco, gli ultras fabraterni danno una dimostrazione esemplare di mentalità dedicando i propri sforzi a Michele, ancora in stato comatoso, nella speranza che possa percepire una vicinanza così forte anche dal suo letto d’ospedale, e che possa tornare presto al fianco dei compagni. La squadra ne è consapevole e vuole regalare la gioia di vincere a un tifoso che lotta per la sua vita, facendosi carico di una promessa che prende sempre più le sembianze di un debito, per Michele e per tutti i ceccanesi.

Striscione Tifosi Ceccano_Michele_Non_MollareP.S. A partire dalla prossima giornata gli Ultras del Ceccano si impegnano a portare avanti una raccolta fondi finalizzata ad agevolare la famiglia di Michele a pagare le spese per raggiungere ogni giorno Roma e l’ospedale. Chiunque fosse interessato può dare il suo contributo all’ingresso dello stadio: facciamo la nostra parte!

Video Facebook – Dai, Michele, Lotta e Vinci Insieme a Noi!

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Striscione Tifosi Ceccano_Michele_Non_Mollare18/12/15, Ceccano – Non Mollare, Miché! 
Soltanto due parole a nome degli Ultras del Ceccano, in un giorno che chiama la famiglia, i fratelli, gli amici di Michele ad essere più forti che mai per stargli accanto. Rivolgiamo con tutto il cuore le nostre preghiere e le nostre speranze a sostegno di un ragazzo di questa Città, che sta giocando la partita più importante della sua vita, affinché dal campo esca vincitore sulle spalle dei compagni, convinti fermamente che in quel letto d’ospedale stia lottando col coltello fra i denti e la tenacia di un guerriero. Impazienti di vederlo tornare presto alla vita di tutti i giorni fianco a fianco con chi gli vuole bene, il nostro grido è: “Non Mollare Miché!”.

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13/12/15, Ceccano – Smetto Quando Voglio È tempo di grandi ritorni sugli spalti del Popolla. Se le linee serrate degli ultras nel distinto non possono attualmente contare sul numero, sul piano della qualità il potenziale va indubbiamente crescendo. Nel pomeriggio di domenica non manca l’appoggio di diversi volti che da tanto non comparivano sugli spalti in rappresentanza di firm come i “Disorder”, il “Quartiere Di Vittorio” e “Quelli del Sottopassaggio”, assieme a un gruppo di Pirates aggregatosi a quello già presente dall’inizio del Campionato. Qualcuno si abbraccia, qualcuno offre una birra o una sigaretta, si discute delle sorti di una tifoseria che sta facendo il possibile per tornare alle luci della ribalta quanto prima mentre nella “Celenza”, ancora convalescente, alcuni bambini affiancano entusiasti gli ultras addetti a sventolare le bandiere creando un colpo d’occhio magnifico in una domenica che vede il Ceccano vittorioso (tanto per cambiare) per 4-1 su una Vis Sora il cui nome evoca quello di una ben più blasonata compagine rimasta vittima anch’essa del calcio del dio denaro. Senza dubbio, c’è tanto da fare: Ceccano ha abituato ad altri spettacoli rispetto a quelli offerti da una tifoseria che, a scanso di equivoci, pare eternamente in trasferta; il primo passo per colmare il gap, ovviamente, la riapertura della Curva Nord, vera casa della frangia di tifo più caldo, nella speranza che il suo richiamo raggiunga vecchi affezionati e nuovi aspiranti e faccia sì che agli ultras fabraterni non venga più precluso il proprio ambiente d’appartenenza, costringendoli in minoranza in un settore che non gli appartiene. Ma il ceccanese, si sa, non è tipo da arrendersi facilmente, lo testimonia la tenacia con cui le mura del Popolla vengono difese dai recenti tentativi di rottamazione, e il fatto stesso che la tifoseria non voglia saperne di scomparire: c’è un’intera Città da rappresentare, e con una posta così alta, smettere di giocare è fuori discussione.VIS 4

 

P.S. Gli Ultras del Ceccano stanno prendendo seriamente in considerazione l’ipotesi del crowfounding per pagare le assurde sanzioni inflitte alla società dai giudici della Corte suprema che arbitrano le partite del… Non sarà il caso di rispettare almeno la libertà di parola?

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08/12/15, ND – La Dama del Lago Al registro delle presenze in trasferta degli ultras rossoblù si aggiunge un’altra nota di demerito, datata 8 dicembre 2015. Il turno infrasettimanale, che peraltro capita in un giorno di festa, spinge la corazzata fabraterna sulle sponde del lago di Posta Fibreno dove gli uomini dell’Azzurra ne attendono lo sbarco. Come da prassi, il Ceccano liquida l’avversario senza patemi, sebbene un silenzio impietoso avvolga il monologo della goleada: la Curva manca. Nessun coro, nessuna voce si alza dai dintorni; il già decimato manipolo di ultras, sempre presenti nei match casalinghi, ha saltato forzatamente il viaggio per la seconda volta da ottobre ad oggi, rinunciando al suo ruolo di dodicesimo uomo in campo: la Terza Categoria è anche questo, la pompa magna è posticipata al prossimo trionfo. Intanto, la “questione Popolla”, portata nelle ultime settimane alle luci della ribalta nostrana, sembra vicina a degli sviluppi, ai posteri stabilire se lieti o meno. Grazie agli appelli degli affezionati, della società, dei giocatori, dei Pirates e degli Inferno Fabraterno, il Comune sembra intenzionato a dare finalmente il via ai lavori di messa in sicurezza dell’impianto, e aprire finalmente la pratica relativa all’intitolazione della Nord a Domenico Celenza, che come il giovane Dante Popolla morì caro agli dei; la speranza è che lo Stadio torni a disposizione della Città quanto prima, affinché il meccanismo di rivalsa sia innescato pienamente. Ora testa alla prossima sfida, nuovi bottini e nuove conquiste chiamano gli ultras al seguito di questo Ceccano, splendida dama che ammalia in acque torbide e amatoriali.

P.S. Dal primo pomeriggio del sabato al giorno del ponte dell’Immacolata, questa Lega come si suol dire “Migliora, ma non si applica”…è così difficile stabilire date e orari dignitosi per quindici squadre?

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Ceccano-Ausonia dalla Curva06/12/15, Ceccano – La Solitudine dei Numeri Primi
 È stata una settimana intensa per lo sport ceccanese, incentrata sulla sorte dello storico Stadio Comunale portato fin sulle pagine della cronaca locale dagli accorati appelli degli affezionati. Il 3-0 ai danni dell’Ausonia porta l’ennesima dimostrazione di amore al “Popolla”, anche se in occasioni come quella di domenica il problema del numero di effettivi sugli spalti si fa più pesante. Intendiamoci: il manipolo di ultras presente ha compiuto il suo dovere al massimo delle possibilità, per quanto come da copione l’esito della partita non fosse minimamente discutibile. Dominante la chiave goliardica, che nel corso del Secondo Tempo ha forzato anche la pacatezza blindata della tribuna, con la quale nasce una simpatica diatriba in seguito all’invito – declinato dagli ultras raccolti nel “distinto” – di trasferirsi proprio nella zona delle autorità; quanto è emblematica, a pensarci, una simile presa di posizione, che a parte la comica “baruffa” con la gradinata coperta, racconta la storia del movimento ultras fabraterno, così penalizzato da chi una posizione non ha saputo prenderla e ha seguito un vento che su stadi più in quota soffiava con ben altra intensità. Ciò che resta di una Curva che un tempo si fece onore in lungo e in largo nel Sud Italia sono appena due Firm: la prima, i Pirates, impegnata nel riportare i vecchi effettivi; l’altra, la neonata Inferno Fabraterno, nel reclutarne di nuovi. La scelta è stata fatta, sta al tempo stabilire se darà i suoi frutti. Intanto i rossoblu aumentano i giri del motore, e la capolista se ne va inarrestabile verso il traguardo. I festeggiamenti si protraggono per tutto il finale di partita, la goleada cruciale è celebrata fin dentro gli spogliatoi. Del resto si sa, il Ceccano non è di queste parti, il salto di categoria è sempre più imminente e goderselo è un privilegio dei pochi presenti, al di là di ogni ostacolo. Pochi numeri primi.
P.S. Chiunque creda ancora nel calcio fabraterno è benvenuto nel settore, l’unico requisito è la voce. Infine gli ultras del Ceccano calcio si congratulano con il bomber Daniele Colafrancesco per la meravigliosa notizia appresa in settimana: tanti auguri, futuro papà!

Video – Facebook: La Capolista se ne va!

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Foto Ceccano-Colfelice 128/11/15, ND – Bandiere sul Nulla Trascorrere la domenica lontano dallo stadio è avvilente, tutto quello che si può fare è rivivere le emozioni delle partite passate attraverso qualche foto e immaginare quelle che verranno scattate nelle prossime. Nella mentalità di qualsiasi tifoso questo è contronatura, non c’è obiezione che tenga. Un abominio, quindi, impegnare il Ceccano alle 14:30 di sabato e a cinquanta chilometri da casa, lasciando la squadra priva in un solo colpo di alcuni giocatori e di tutta la Curva, distribuita tra scuola e posto di lavoro. E quello che i presenti definiscono come un eurogol di Cristian Recine rimane orfano dei dovuti onori, mentre in un pomeriggio che si trascina irreale l’unico pensiero tra i supporter rossoblu va al campo sportivo di Alvito. La domenica, poi, è l’occasione per buttare un occhio all’universo parallelo della Serie A, dove a scanso di equivoci, quasi tutti noi intratteniamo una storia d’amore con una Big; un modo come un altro di veder rimbalzare un pallone, nonostante dietro il teleschermo attraversi il campo avvolto da una luce fredda e apatica, e la comodità del sofa si riveli ben presto insopportabile rispetto al cemento decrepito degli spalti, cosicché ogni vero appassionato, che sia dietro lo schermo di un computer in ufficio, comodo in poltrona tra le braccia della propria donna, o inabissato su libri e quaderni, avrà tirato un sospiro malinconico al pensiero delle avventure non vissute, senza il divertimento del viaggio, dell’esultanza ai gol, dei “vaffanculo” urlati a squarciagola senza riserve, e di una storia che nessuno scriverà mai. Del resto un weekend cosi non può che ribadire quanto certe “innovazioni” danneggino le tifoserie, abbandonando a sé stesse le bandiere chiuse nei cassetti dell’inoperosità, così tristi quando non sventolano al cielo incorniciando la più nobile delle passioni. E il lunedì mancherà qualcosa, una parte di sé stessi esaurita nella monotonia di un’anonima domenica di fine novembre, una voce chiara e riposata che non avrà nulla da raccontare.
P.S. In futuro speriamo di non avere più problemi del genere, non è bello per una tifoseria saltare una trasferta.

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22/11/15, Ceccano – L’Arma in Più Tutto secondo i piani: ormai perdere il conto dei gol segnati sta diventando un’abitudine tra le mura del “Popolla”, poi incassarne anche solo uno sembra un’impresa ancor più grande. Come da copione, gli uomini di Mister Maliziola e Capitan Adinolfi indirizzano immediatamente l’incontro a proprio appannaggio piegando la resistenza del coraggioso Colfelice, squadra, questa, creata per ben altri obiettivi rispetto a quelli dei padroni di casa. La restaurazione in atto coinvolge anche il tifo, forte del ritorno dei Pirates sul ponte di comando assieme agli Inferno Fabraterno, e il ricambio generazionale auspicato sembra prossimo al decollo grazie alla presenza di supporter sempre più giovani. Il gol di Lombardi è la nota in più che infiamma una sinfonia già perfetta come il “Dale Dale” messo in scena evocando gli stadi d’Oltreoceano; per più di dieci minuti il coro trionfale celebra la capolista in un irrefrenabile tripudio di rosso e blu, intervallato dai canti popolari, memorie di una Curva Nord passata e gloriosa, che raccontano la vita quotidiana di un ultras ceccanese. Si evocano storie del sabato sera, di ebbrezza, di amore per il paese e orgoglio per le proprie origini, fino a invocare un ritorno in auge vero e proprio di una maglia sudata in campi ben più gloriosi di quelli attualmente calcati. Il desiderio di essere grandi, laddove il calcio sia più che un genuino passatempo domenicale, è la spinta attraverso la quale la Città può e deve riprendersi l’amor proprio di cui la modernità costantemente la priva, fino a quando a partire dal campo di gioco Ceccano potrà vivere la sua Primavera, portandola forse a disgelare terreni più lontani da quello dello Stadio di casa. A pratica archiviata, il settore si rivolge direttamente ai dirimpettai del “calcio che conta”, ribadendo la propria estraneità a quella dimensione di commercio, e additando goliardicamente come “canarino” chiunque si astenesse dal saltare, invito a cui la squadra reduce dall’ennesimo risultato utile aderisce con entusiasmo. Come atto conclusivo di questa domenica meravigliosamente uguale a tante altre, l’attenzione si sposta alla Curva Nord, nobilissima decaduta, sepolta ancora sotto le sue stesse macerie, sul feretro della quale è stato posto un drappo rossoblu a testimoniare che, comunque vadano le cose, è lì che giace il cuore trafitto del tifo ceccanese, ed è lì che questo cuore  ha il diritto di battere ancora una volta. L’epilogo emula l’eccellente preambolo al match: sulle sponde del Sacco risuona l’inno ufficiale della squadra, sottofondo leggendario per lo schieramento dell’Undici iniziale, così bello a vedersi, con quell’aquila di Annibaldo impressa sulla maglia come sul cuore. Questa inattaccabile fedeltà, viva nonostante soldi e mode, è il nostro più grande vanto, la vera arma in più di un vero ceccanese.

“Ceccanesi Alé!”

P.S. Ai calciatori: un gol è sempre un’emozione unica, per voi che lo segnate quanto per noi che siamo lì a chiedervelo. Venite a festeggiare i prossimi con noi, vi aspettiamo sotto al settore!

Foto Pirates (Benfante)

 

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15/11/15, Casamari – Ubi Maior, Minor Cessat Il tour de force attraverso gli angoli più reconditi del Basso Lazio ci porta stavolta ai piedi dell’Abbazia di Casamari, in uno stadio che,  a giudicare dalle condizioni in cui grava la gradinata lignea, è antico almeno quanto il tempio adiacente. Reduci da un viaggio in superstrada caratterizzato dai consueti canti di battaglia, diamo inizio allo schieramento rituale dei materiali dopo l’iniziale stupore alla vista del cospicuo pubblico casalingo presente. E ancor più grande è lo stupore che coglie il pubblico di Porrino (ringraziamo per le belle parole che ci hanno riservato), di certo poco avvezzo a spettacoli di tifo organizzato. Prima del fischio d’inizio sul terreno di gioco cala un silenzio profondo; con un minuto di raccoglimento, si commemorano le vittime dei brutali attacchi che hanno colpito Parigi, che tanto ribrezzo hanno suscitato negli ultras di ogni dove, figli di una mentalità romantica e guerriera troppo lontana da quella infima e codarda degli attentatori. Nel corso dei novanta minuti, l’avversario è tenace, e per quanto lo sforzo difensivo delle aquile sia minimo, ci dobbiamo sudare il vantaggio, abbastanza da goderne come per le più grandi soddisfazioni: ne coneegue un’ovvia intensificazione del tifo, che porta i supporter della Curva Nord a sostenere una prova di notevole livello, e gli Inferno Fabraterno nello specifico a fornire una delle migliori prestazioni della loro storia; anche le mura del tempio, fino alla mattinata immerso nella sua pace secolare, tremano assieme al goliardico drappello, che trascina la formazione in campo fin sulla vetta del girone, rimasta senza altri pretendenti. Curioso l’episodio, accaduto nel secondo tempo, che vede un paladino della giustizia dell’ultima ora affrontare (tra il disappunto di tutta la tribuna) lo schieramento Pirates-Inferno, presentandosi con un innocente “Vengo in pace” degenerato poi in un ben più ardito “Che vo’ fa a botte?”, rivolto a uno dei nostri capi ultras, encomiabile quest’ultimo per la decisione di farsi pazientemente da parte, abbandonando il buontempone alle sue manie di grandezza. Motivo della polemica l’esposizione di uno stendardo anti-Frosinone, che suscita l’ira del nostro amico proveniente proprio dalla città canarina. Cosa ci faccia a Casamari resta un mistero, il perché desista dal portare avanti ulteriormente la sua crociata, tra gli inviti più o meno calorosi a tornare al proprio posto, è facilmente intuibile. Tre fischi finali: il direttore di gara, quel simpaticone che già incontrammo a Sant’Andrea, sancisce il termine della gara finora più combattuta della stagione. A missione compiuta, c’è spazio per l’esultanza collettiva di rito, che stavolta sa di vittoria importante e primato in classifica, per un Ceccano che sta ritrovando la sua identità e, soprattutto, i suoi Ultras.

P.S. Un abbraccio rossoblu a Diego Ciotoli, uno di noi!Porrino-Ceccano - Foto Pirates Rose

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Ceccano-Acquafondata08/11/15, Ceccano – Shalalala Tifare una squadra che vince 8-0 è una di quelle occasioni per cui vale la pena rincasare con la voce agonizzante; c’è da esultare per il risultato quanto da spronare i ragazzi in campo, più per proseguire su questa linea che per la singola partita di domenica. Rilegati in quell’angolo di Popolla che era il “privé” degli ultras più o meno due anni fa (rinnoviamo a chi di dovere l’invito a restituirci quanto prima la Curva Nord) abbiamo goduto dell’impresa tennistica di una formazione proclamata all’unanimità troppo forte per una semplice Terza Categoria, cogliendo l’occasione per “allenarci” alla stregua dell’11 sul green. E così, mentre al di là della rete prosegue la marcia sui resti dei malcapitati avversari, l’euforia che contagia il settore sfocia in una nuova impresa coreografica di stampo quasi “tribale”, che crea un magnifico tumulto tra gli ultras al grido “Shalalala, forza Ciccà!”, in pieno stile norvegese; perché, in un pomeriggio così appagante, vedere le bandiere al vento è tutta un’altra cosa, e i problemi di tutti i giorni gravano di meno sulle spalle, impegnate a far sì che le braccia vadano al cielo e le mani battano sempre più forte, perché i cori di giubilo siano degnamente lanciati. Tutti in piedi nel finale, la squadra spinge per la sua ultima corsa, quella che la porta sotto ai sostenitori a raccogliere il giusto tributo,con la maglia in spalla dopo l’ennesima battaglia da protagonisti, e la consapevolezza comune di portare avanti qualcosa di più di una semplice compagine di paese. È giunta l’ora di pensare in grande, questa città merita altri palcoscenici calcistici: una storia illustre e una tradizione sportiva gloriosa sono i valori su cui imperniare una  vera rinascita, che può avere luogo solo riportando l'”AS Ceccano” sotto le luci della ribalta. Noi ci siamo e accompagniamo la ripresa a modo nostro, come sempre. Soprattutto in giornate così!
P.S. Se avete proprio bisogno di multarci, prendetevela con le bandiere, coprono la visuale dei palazzi antistanti!

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Foto Pirates Ceccano 10 (Atletico Arce vs Ceccano 1920)31/10/15, Arce – Porte Stregate Atletico Arce-Ceccano è una di quelle partite che rendono bene l’idea della situazione che stiamo passando e mettono in rilievo la sorte toccata al nostro glorioso Ceccano. La seconda squadra di questa piccola città che sembra giacere solennemente sul pendio di un monte non è che uno dei primi giri infernali dei tanti che ci è dato percorrere per raggiungere il tanto sospirato paradiso. Il match è in programma il sabato sera e questa per noi è una novità. Di comune accordo con i Pirates, ci incontriamo alle quattro alla Stazione di Ceccano, da dove una volta si partiva con gli amici alla volta di mete più ambite e di cui ora restano il vago ricordo e qualche foto sbiadita. Il viaggio verso il vicino comune lo percorriamo in autostrada, mentre il sole inizia a tramontare e il cielo assume i colori e le sfumature per i quali percorriamo tanti chilometri: Il rosso e il blu. Impieghiamo circa venticinque minuti ad arrivare a destinazione e lì ci ricongiungiamo con i Pirates, che ci hanno preceduto nell’arrivo. Attacchiamo le pezze, montiamo le bandiere e iniziamo a cantare; si sa, vogliamo dare spettacolo sugli spalti e ricevere in cambio lo spettacolo in campo, che non tarda ad arrivare. Mentre le nostri voci squarciano il silenzio della fin troppo pacata Arce, i nostri ragazzi in campo stanno dando battaglia ai rivali che indossano gli stessi colori del nemico più acerrimo: il giallo e il blu del “capoluogo”. Il Ceccano gioca bene, anzi, in campo si vede una sola squadra, ma tante sono le occasioni che spreca (tra cui un rigore allo scadere della prima frazione). Si va a riposo sul parziale di zero a zero, con molta fiducia per il secondo tempo vista la performance dei nostri. L’intervallo di ogni partita è sempre un lasso di tempo per riposarsi e condividere idee e opinioni, ma noi usiamo questa tolleranza di quindici minuti per allestire la coreografia. Al rientro in campo delle squadre, inizia il vero spettacolo nel settore ospiti…le torce colorano la tribuna avvolta fino ad allora nella semioscurità. Il Ceccano continua ad attaccare per tutto il secondo tempo, ma alla fine le reti non vengono gonfiate e la partita termina con il risultato finale di zero a zero, con l’amarezza dei ragazzi: in undici contro otto, presi dalla foga della ricerca del gol, calciando verso lo specchio ogni singolo pallone conquistato. Da annoverare come sempre la faccia stupita dei tifosi di casa che a questi livelli di certo non si aspettano di avere a domicilio degli ultras, ma noi siamo il Ceccano, cosa credete?! P.S Domenico aveva ragione, Arce è più facilmente raggiungibile tramite la Casilina e non l’autostrada, lo ricorderemo per la prossima volta, ma siamo sicuri non ci sarà!

Foto Pirates Ceccano 8 (Atletico Arce vs Ceccano 1920)

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Ceccano-Valcomino 1025/10/15, Ceccano – Ti Presento i Miei Ci sono posti dove per qualche ora si scordano i problemi di tutti i giorni, si incontrano gli amici di sempre e si vedono le cose da un’altra prospettiva, magari colorata da bandiere e fumogeni. Il “Dante Popolla” è uno di quelli. Come da tre anni a questa parte ci siamo dati appuntamento sui vecchi gradoni dell’arena, armati di tutto punto e pronti a dare il nostro contributo a una partita dalla sorte già scritta. Tutti compatti, fianco a fianco, un unico meraviglioso blocco che agisce fieri sugli spalti riscuotendo applausi e parole d’approvazione dal resto del pubblico: dai due anni passati è cambiato molto, ora nessuno è inibito da chissà quale assurdo timore, e anche le facce nuove che si scorgono tra le nostre fila mettono convinzione e entusiasmo. La magia è dilagante, e prosegue nell’intervallo quando il gruppo migra verso quel Bar “da Paolo” che è ormai un punto di riferimento storico per i supporters rossoblù, dove una birra  tonifica le corde vocali per tornare in prima linea, quando non resta che accompagnare i ragazzi fino al 90’ forti del 2-0 che finora decide la gara. Ma il meglio deve ancora venire. La rete si gonfia un’altra volta, la festa è già inoltrata, il buttafuori lo forniamo noi, è il solito impeccabile Cerroni, con una lista di invitati molto ristretta che lo consacra ancora una volta tra i migliori in campo. E nonostante tutto c’è ancora tempo. Una palla in mezzo, sulla preda si avventa Lombardi. Tira. Per un attimo piomba il silenzio. Ma è solo l’istante che precede il boato. Non so descrivere l’emozione che ciascuno di noi ha provato quando la sfera è rotolata inesorabile sul fondo della porta, e un ragazzo, un amico, un fratello che abbiamo visto piangere e rialzarsi quando il campo lo aveva deluso  ha attraversato il terreno del Popolla per festeggiare tra le braccia del suo allenatore il primo gol con la maglia del Ceccano. La sua maglia. La nostra maglia. Intoniamo cori come un’orchestra guerriera che balla dopo la più sfolgorante delle vittorie, trascinati dalla consapevolezza che il tabellino della gara riporta anche il nome degli Inferno Fabraterno tra le marcature: quel quarto gol l’abbiamo fatto tutti noi. Quei ragazzi al mio fianco sono i figli di questa mentalità, quella di chi cade a terra solo per rialzarsi e sovrastare chiunque, consapevoli che in questa vita come in qualsiasi altra non si conquista il posto più ambito senza portare con sé un po’ di quello da cui si proviene. E sono fiero di dire che quei ragazzi sono la mia gente.

Altro video:
Video Facebook 25/10/15 – Stadio Popolla

N.B. A voler essere precisi l’appuntamento era sì sui gradoni, ma della Curva Nord, che nei giorni passati abbiamo tentato faticosamente di “bonificare” da calcinacci e sterpaglie, e alla quale ci è stato puntualmente negato l’accesso. Per chiunque si trovasse a passare nei pressi dello stadio, aguzzando la vista, si può scorgere una carriola che troneggia tra curva e tribuna, monito per gli organi competenti, rappresentati domenica scorsa dai numeri 1 e 2 del Comune di Ceccano, che speriamo vivamente abbiano intenzione di rimuoverla assieme alle macerie che la circondano. A buon intenditor… Ceccano-Valcomino 44

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12170829_1029207510457994_1531458587_o18/10/15, Sant’Andrea del Garigliano – Gli Ultimi Romantici Un campo fangoso, un parcheggio adibito a settore ospiti e un paese di neanche duemila abitanti che mantiene un basso, bassissimo profilo sul GPS. Questa è la storia di una domenica in cui portiamo a casa i tre punti all’esordio nel più basso livello del calcio italiano, quella Terza Categoria di cui, finora, avevamo solo sentito parlare. Ed eccoci qua, con le nostre bandiere, le sciarpe, la voce bella calda, pronti a partire alla volta di Sant’Andrea, chi in macchina e chi a bordo del pullman accanto alla squadra, non prima di aver cercato per ore in rete il tragitto da percorrere per raggiungere la nostra sperduta destinazione. Il viaggio lungo l’A2 è la corsa dell’armata che precede l’attacco: pochi cori, giusto il necessario per caricare lo spirito, cuffie nelle orecchie per isolarsi e aumentare la concentrazione, e sguardi che da soli inneggiano alla guerra. Vale per i giocatori quanto per i tifosi. E in macchina non è diverso. Si arriva al campo, e ognuno ai suoi compiti. Mister Maliziola guida i ragazzi negli spogliatoi, noi facciamo la nostra parte: pezze affisse alla recinzione che protegge il rettangolo, bandiere al vento e sciarpe tese. Il capogruppo ci raduna dietro una transenna trovata nel parcheggio, e all’entrata in campo delle casacche rossoblù il settore è operativo. La gente del posto, che un manipolo di carabinieri separa da noi, ci guarda sorpresa, sbigottita, incuriosita dallo spettacolo che, seppur in numero esiguo, riusciamo a creare, e la squadra scava a terra con la furia di chi freme per riprendersi ciò che gli spetta, trascinata dall’esperienza dei senatori e dalla caparbietà di alcuni ragazzi passati dai gradoni del Popolla al terreno di gioco. Nonostante l’età, la nostra rappresentativa in campo si batte a testa alta. Cerroni è proclamato all’unanimità migliore in campo, Recine e Lombardi forniscono una prestazione notevole, quest’ultimo inventando un assist magico in occasione del primo gol. E poi ci sono loro, Colafrancesco, Natalizi, D’Emilio, i veterani di mille battaglie, e soprattutto capitan Adinolfi, che tanto ha fatto per Ceccano in tempi di ben altra gloria. Se c’è qualcosa che giornate come questa ci insegnano è che nella bolgia anche il più timido si fa leone se in ballo c’è un ideale, come quella maglia per cui ha sofferto, goduto, sopportato e risposto agli insulti, e che niente è più appagante che difendere ciò in cui si crede, contro tutto e tutti. Molti non lo capiscono, e in fondo va bene così: per la massa la poltrona è più comoda della ramata, e al caldo di casa la voce è al sicuro. Per noi no. Che sia un parcheggio o un terrazzo, il luogo in cui facciamo ciò che amiamo lo chiamiamo Curva, e come tale lo rispettiamo; lì abbiamo scelto di tifare la squadra della nostra Città, quella che rappresenta la nostra gente e il posto in cui siamo cresciuti, e se per farlo dovessimo attraversare tutto il mondo ogni maledetta domenica e rinunciare per sempre a goderci il “grande calcio”, saremmo comunque i primi a partire. Per questa fede viviamo e per questa combattiamo. E’ questione di mentalità. E ogni corsa dei giocatori sotto al settore, ogni boato forte come quello al gol allo scadere di domenica, ogni bandiera rossoblù al vento ci ripaga degli sforzi. Chiudiamo in bellezza la giornata con il saluto collettivo della squadra, testimonianza di quanto sia importante il legame che ci unisce a loro, e ci lasciamo alle spalle Sant’Andrea, il suo campo, il 3-2 finale e il solito arbitro con le manie di grandezza. Ora c’è festa, il primo successo della stagione è nostro e le basi per il cammino di redenzione da questo mondo a parte sono gettate. Prima che la stanchezza torni a manifestarsi c’è tempo per gli ultimi cori. Ma è stata dura. Meravigliosamente dura. Il match sul Garigliano lo descrive meglio di ogni cosa quel “N’ce la fate proprio, uagliò!”, esclamato tra le risate generali sul pullman del ritorno (ultras e giocatori che cantano insieme, consiglio a tutti di vedere il video), lo sfogo strameritato di una squadra e una curva che hanno dato tutto, in nome di una mentalità che li accomuna oltre mode e milioni, per conseguire una vittoria che si è presa le gambe degli uni e la voce degli altri in cambio dei tre punti. Sogniamo di poterlo ripetere ogni domenica, dopo la più ardua delle partite. Perché siamo Ultras del Ceccano, gli Inferno Fabraterno, gli ultimi romantici. 12170891_1029207453791333_1972401928_o

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